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sabato 6 febbraio 2010

Un attimo prima del Piacere


La Galleria Sciarra a Roma è considerata il simbolo della Roma "bizantina", quel periodo che verso il finire degli anni 80 dell'Ottocento vede concludersi il disconoscimento degli ideali risorgimentali verso un accentuarsi di una cultura estetizzante fin de siècle. Teminata nel 1888, nello stesso anno in cui esce il "Piacere", rappresenta bene com'era l'Italia negli anni che vedono il passaggio dagli ideali postunitari al decadentismo.

Giuseppe Cellini mescola elementi della pittura pompeiana, etrusca e rinascimentale e quello che ne emerge è un ritratto che mescola tranquillità borghese e mondanità; sulla strada per trasformarsi in Femme Fatale la donna è rappresentata in un misto tra Venere in pelliccia e nobile padrona di casa: la sposa posa in una boutique del centro e passa al ricevimento con ospiti illustri.

Lo spazio della galleria si fa intimo in opposizione alla speculazione urbana della città postunitaria e va riscoprendosi insieme alla moralità cattolica, il fascino del religioso e il gusto per il barbarico ed il naturale, elementi che a partire dal libro di D'Annunzio segneranno una definitiva cesura con la "Terza Roma" e con i monumenti dedicati ai protagonisti del pensiero liberale in spregio del Papa Re.

lunedì 27 ottobre 2008

L'esperienza di Adeodato Malatesta

Incontro per caso, in questo mio viaggio attraverso l'Ottocento italiano, la figura di Adeodato Malatesta, a quel che mi pare di leggere un vero eroe presso quei di Modena, decisamente meno consciuto fuori dal territorio. Mi vorrei soffermare su un piccolo gioiello di cultura biedermeier nostrana: La famiglia Malatesta, 1833. Quello che mi pare essere per la verità un caso più unico che raro.
E un'opera che mi colpisce per il suo valore testimonale di un periodo storico e di un gusto, quello Biedermeir di stampo tedesco e austriaco, che in Italia fatica ad emergere.
Il Malatesta, pittore presso il piccolo ducato di Modena, soggetto all'influenza economica e culturale asburgica vede in Vienna un modello da emulare, sebbene releghi le espressioni artistiche di moda oltralpe ad un soggetto a sfondo meramente privato. Le rappresentazioni dei regnanti e i ritratti sono segnati ancora da un classicismo ancien regime che poco hanno da spartire con questa raffigurazione di calore famigliare. Il biedermeir sembra essere in Italia riservato ai borghesi, non ai re, e quindi per questo è più legato alla di una classe e di una nazione con basi più democratiche.


Il fatto che il Malatesta abbia conservato così a lungo l'opera nel suo studio gli da l'impronta del grande, il gusto moderno come conoscenza, come esercizio retorico e di stile, come sfogo e valvola personale davanti all'impossibilità di applicare il moderno al lavoro reale, ma anche come modello a cui guardare e come filtro attraverso cui mediare le sue opere religiose o i ritratti di monarchi e patrioti.
Le simpatie liberali, le commesse monarchiche, l'attrazione verso le innovazioni straniere, le opere religiose e devozionali, rendono Malatesta una delle figure più interessanti del nostro secolo sconosciuto e forse lasciano pensare che negli studi e negli appartamenti privati dei borghesi e dei liberali il gusto biedermeier esitesse anche da noi.

Immagini:
Adeodato Malatesta, La famiglia Malatesta, 1833, Modena, Museo Civico
Adeodato Malatesta, Ritratto di Ciro Menotti, Reggio Emilia, Museo del Tricolore