Il tema della fotografia d'alta quota non è del tutto nuova, mostre sono state viste di recenti dalle mie parti (l'anno scorso alla GAM in occasione delle Olimpiadi una retrospettiva su Vittorio Sella)e un bellissimo dossier l'ho trovato si trova sulla rivista fotostorica.it. Quello che risulta interessante nel viaggio nella fotografia italiana dell'Ottocento, oltre a pochi nomi che ho trovato originali (deprezzati a parer mio dalle sopravvalutazioni recenti di von Gloeden & C.), risulta il ruolo che la città di Torino va a ritagliarsi in quegli anni proprio nel settore fotografico (Rey, Sella, Domenico Riccardo Peretti Griva...) , fino a culminare con l'esposizione del 1898. In questo contesto le comuni passioni di una piccolissima elite cittadina per fotografia e alpinismo tracciano non solo le immagini di una nuova città, che va arricchendosi ed industrializzandosi, ormai lontana dalle ambizioni di capitale politica, ma anche di una società industriale i cui modelli perdureranno per gran parte del 900.
martedì 14 ottobre 2008
Elite d'alta quota
Il tema della fotografia d'alta quota non è del tutto nuova, mostre sono state viste di recenti dalle mie parti (l'anno scorso alla GAM in occasione delle Olimpiadi una retrospettiva su Vittorio Sella)e un bellissimo dossier l'ho trovato si trova sulla rivista fotostorica.it. Quello che risulta interessante nel viaggio nella fotografia italiana dell'Ottocento, oltre a pochi nomi che ho trovato originali (deprezzati a parer mio dalle sopravvalutazioni recenti di von Gloeden & C.), risulta il ruolo che la città di Torino va a ritagliarsi in quegli anni proprio nel settore fotografico (Rey, Sella, Domenico Riccardo Peretti Griva...) , fino a culminare con l'esposizione del 1898. In questo contesto le comuni passioni di una piccolissima elite cittadina per fotografia e alpinismo tracciano non solo le immagini di una nuova città, che va arricchendosi ed industrializzandosi, ormai lontana dalle ambizioni di capitale politica, ma anche di una società industriale i cui modelli perdureranno per gran parte del 900.
lunedì 13 ottobre 2008
Excelsior, 1881: pubblica illuminazione
Mi sembrava l'Execelsior del 1881 una naturale prosecuzione del post precedente con le immagini di Schinkel per il flauto magico. Questo video è così tanto gravido di nazionalismi da impressionare. Però penso che sia una delle meraviglie di youtube.
Link:
Etichette:
bolle,
danza,
exelsior,
italia,
luce,
milano,
musica,
nazionalismo,
opera,
positivismo,
progresso,
scala,
scenografia,
teatro
giovedì 9 ottobre 2008
Schinkel: industria e teatro
Mi sembra così poco conosciuto fuori dalla Germania il lavoro di Schinkel, ma mi sembra sempre così moderno, mi viene da dargli una trentina di anni di più, anzi a volte anche '70. Questa regina della notte per me va ben oltre il neoclassico, ha in sè tutte le innovazioni positiviste della macchina, del progresso ruggente, mi sembra quasi da Excelsior. Mi pare abbia visto giusto Kentridge nel citarlo anche se filologicamente il povero Mozart salisburghese viene perso di vista. Trovo davvero grande sintonia con i suoi lavori e ogni rilettura fatta da artisti contemporanei sui suoi lavori è stato per me riuscitissima, penso al lavoro di Nannucci davanti al Museo Egizio o la chiesa con il suo museo. Per quel che mi riguarda da noi forse solo Palagi (altro misconosciuto) gli sta pari, penso al lavoro che ha fatto a Pollenzo, che putroppo non ho mai visto. Mi chiedo alla fine perchè mi sono imbarcato nel 2° impero quando ci sono tanti momenti felici all'apertura del secolo. Forse di più e tutto era più semplice. Vabbé questa generazione di precoci ingegneri potrò sempre tenerla come pietra di paragone.
Etichette:
germania,
industria,
mozart,
musica,
neoclassico,
notte,
opera,
positivismo,
scenografia,
schinkel,
teatro
martedì 7 ottobre 2008
come i milanesi divennero italiani

Mi colpisce il numero di monumenti commissionati dalla cittadinanza milanese e dedicati alle tematiche risorgimentali ed in particolare allo stato sabaudo e piemontese. Questo legame che Milano negli anni successivi all'unità nazionale mira a costruire con Torino colpisce alquanto. Da un lato non risulta che questo stesso legame venga costruito con Roma. Sembra in qualche modo sepreggiare l'idea di un risorgimento nordico, un'asse di legami tra due città che sembrano assumere un ruolo più debole dal punto di vista politico nel periodo postunitario. Ancora più probabile mi sembra però l'idea di una Milano che va affermandosi culturalmente ed economicamente come capitale dell'industria e della plutocrazia di fine secolo. Il dono e i tributi alla dinastia sabauda potrebbero essere letti quindi come un riconoscimento verso una liberazione economica del territorio ambrosiano ed in Torino il motore deluso di un emancipazione.
(immagine di fukurokuju, flickr.com)
Etichette:
esercito,
garibaldini,
italia,
milano,
risorgimento,
savoia,
torino
lunedì 6 ottobre 2008
Gaetano Koch: eclettismo finanziario
sabato 4 ottobre 2008
Annunci di Novecento
Qui una mappa delle ambizioni coloniali italiane in Indocina (in verde)tra il 1880-1885 trovata su Wiki.
Questo doveva essere il sogno di gran parte dei decadenti europei. Le immagini della grande moschea nel Sultanato di Aceh sembrano davvero uscite dalla fantasia dello scrittore torinese, così come lo erano i templi di Mandalay prima che nel 1885 l'impero britannico assoggettasse questi territori alla corona inglese.
Questo doveva essere il sogno di gran parte dei decadenti europei. Le immagini della grande moschea nel Sultanato di Aceh sembrano davvero uscite dalla fantasia dello scrittore torinese, così come lo erano i templi di Mandalay prima che nel 1885 l'impero britannico assoggettasse questi territori alla corona inglese.
Etichette:
adolescenza,
asia,
assenzio,
colonialismo,
decadentismo,
infanzia,
italia,
marajà,
racconti per ragazzi,
salgari,
tigri,
torino
giovedì 2 ottobre 2008
Sacra restaurazione: divagazione1

Primo post, prima eccezione alle regole. Nulla a che vedere con garibaldini e decadenti, anche se l'abito leggermente alla turca della vergine preannuncia ben altri bizantinismi. In realtà la Madonna Annunciata del Palagi (1826) la inserisco per ora così, ma più avanti avrò intenzione di fare qualche formativo confronto tra queste vergini mondane e le più pastorali e bigotte pratiche fin de siècle.
In tema di madonne mondane un confronto tra i nostrani angeli annunciatori e le ricerche cattoliche che interessano oltralpe Ingres (Madonna dell'Ostia del 1862, il voto di Luigi XIII del 1824) può risultare il primo indicatore di un fenomeno che potrebbe preannunciarsi interessante. Il secolo positivo tra anticlericalismo, vecchi cattolici, graves ac diuturnae e confraternite di Francesco di Sales, pone la situazione della Chiesa in una luce particolare e mi piacerebbe comprendere come l'arte agisca in questo complesso contesto.
Etichette:
arte sacra,
cattolicesimo,
gam,
ingres,
madonna,
ottocento,
palagi,
piemonte,
restaurazione,
salesiani,
torino
Iscriviti a:
Post (Atom)
