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giovedì 18 marzo 2010

Scuola di Rivara: soggiorno nel Canavese realista


Nella foto: Avondo, Pastoris, D'Andrade, Teia

Questa foto conservata al Castello di Rivara racconta molto della Scuola che a partire dal 1860 rese il piccolo borgo canavesano uno dei più vivaci centri di dibattito artistico della Penisola. La foto ci parla della poetica e dell'immaginario cresciuto attorno a questo cenacolo: non solo escursioni tra le valli del Canavese, del Biellese e della Valle d'Aosta , ma anche ammirazione ed emulazione del grande maestro Courbet.
I soggiorni estivi nel verde canavesano oltre ad offrire ghiotte occasioni di pittura en plein air erano anche momenti per rinsaldare i rapporti tra discipline artistiche (teatro, poesia, arti visive...) e tra dell'intellighenzia piemontese che aveva posto la sede della sua villeggiatura estiva nelle valli alle porte di Torino.
Sul valore di questi soggiorni estivi da un chiaro spunto proprio il maestro Courbet che nel suo "Buongiorno signor Courber" del 1854, conservato al Museo di Montpellier, si rappresenta nell'atto di chiedere il sostegno del collezionista Bruyas per realizzare una sua mostra personale alla prossima Esposizione Universale.

Courbet, "Buongiorno signor Courbet!" , 1854, Museo di Montpellier

domenica 23 agosto 2009

Piazza Tommaseo, Milano: progetto per una città nuova



Piazza Tommaseo a Milano è forse il luogo più significativo per esemplificare il piano di ampliamento promosso dal Piano Regolatore di Cesare Beruto del 1884.
Il palazzo al civico 10, il più antico della piazza, risulta essere presente prima della costruzione del piano regolatore, il che implica che il progetto del Beruto riprendeva precedenti progetti di sviluppo urbano.
In generale la piazza si presenta come esempio di quartiere signorile, capace di rispondere al bisogno di tranquillità e riservatezza dell'alta borghesia postunitaria così come avviene in altre aree di prima periferia residenziale di molte città italiane e nella stessa Milano.
Inoltre Piazza Tommaseo contiene almeno du
e elementi che rendono unico questo luogo nel panorama postunitario meneghino.
Innanzitutto risulta di particolare interesse il parco, costruito seguendo la moda esotica di imitare gli square di Londra che verso la fine dell'Ottocento era andata imponendosi in tutta Europa.
Inoltre la piazza presenta la ricostruzione fedele della Chiesa barocca di Santa Maria Segreta, precedentemente nel centro cittadino e poi ricostruita in questo luogo nel 1924 (bisognerebbe capire se tale idea fosse già prevista dal Beruto) . Si tratta di un progetto di enorme interesse perchè pone il nuovo quartiere in continuità affettiva
con le abitazioni del centro che erano state sostitute da palazzi per le amministrazioni.


domenica 9 novembre 2008

Nicolò Barabino, ascesa borghese, corsi e decorsi del cattolicesimo italiano


Il lavoro di Nicolò Barabino è forse uno degli specchi più chiari dell’Ottocento, ma forse anche una delle esperienze artistiche maggiormente sottovalutate. La grandissima diffusione dei suoi lavori su tappezzerie, cartoline, arazzi… che hanno portato a sfiorare il kitsch e il pessimo gusto, hanno forse snobbisticamente indotto a trascurare il ruolo di questa figura che può invece essere considerata una delle più importanti del nostro Ottocento.
Il suo percorso si intreccia infatti in maniera paradigmatica a quelle che sono le esigenze della nascente società italiana.
Innanzitutto una riflessione andrebbe condotta sulla Firenze ottocentesca, che viene ad assumere per le folte comunità straniere presenti sul suo territorio, l’immagine di città santa, in cui far rivivere una religiosità magica e medievaleggiante. Si pensa spesso che tale immagine (così come il caso dei Nazareni), sia un’elemento esclusivo degli artisti stranieri in Italia, come le decorazioni di Overbeck (1830) alla Porziuncola di Assissi in Santa Maria degli Angeli, ma il Barabino con i mosaici di Santa Maria del Fiore, rappresenta il corrispettivo italiano. Questo fatto è un indice particolarmente significativo perché dimostra come dopo la metà del secolo, la città di Firenze, la sua diocesi e in qualche modo per estensione la nascente società italiana, fosse disposta a rappresentarsi come “cuore sacro d’Italia”. Il culto quasi religioso che viene a costruirsi attorno alla città di Firenze diviene a partire dagli anni ’70 uno dei principali strumenti di propaganda per la ricattolicizzazione della società europea. Il culto mariano costruito durante il romanticismo sembra approdare sulle rive dell’Arno e il lavoro di Barabino si rivela essere non solo il promotore, ma uno dei principali fautori di questo culto cattolico-fiorentino che assume rapidissimamente rilevanza europea.
La diffusione delle immagini sacre di Barabino attorno al finire del secolo e l’aquisto della “Madonna degli ulivi” da parte di Margherita di Savoia nel 1887, sono indici del successo di tale politica, ma sono in realtà un momento diverso e successivo rispetto alla misticizzazione della città.
Rispetto alla costruzione dell’immagine possiamo riconoscere un’elaborazione ed un’affinamento dell’iconografia orientalista proposta dal Palagi ed una sensualità distante che discende direttamente da Ingres. L’immagine della Madonna degli Ulivi, costruita per l’artistocrazia ligure e per i nuovi villeggianti della riviera si colloca in qualche modo sulla stessa scia. Il volto ombroso della Vergine, ne allontana la sensualità in una trascendenza astratta, così come i veli e i turbanti rendono la proposta iconografica delle opere del Barabino in una linea di contrapposizione/attrazione verso la società contemporanea, che relega il sacro ad un Oriente lontano e inattuale. Significativa risulta invece l’attualizzazione pietistica degli afreschi di Palazzo Tursi a Genova, in cui per i poveri orfanelli viene in soccorso la generosa mano dei patrizi locali. L’opera del Barabino sembra quindi essere specchio profondissimo dei vizi e delle virtù della società tardo-ottocentesca: Firenze che perde il ruolo di maestra politica e diviene cuore mistico della nazione (sottraendo a Roma il primato che invece le spetterebbe), il cattolicesimo che si fa pietoso e pratico, il misticismo che viene allontanato in Oriente (tratti essenziali della crescita borghese), le vicinanze con la macchia e l’accademia (Dante incontra Matelda), l’avvento della società dei consumi (tappezzerie e cartoline), i rapporti di somiglianza ed interiorizzazione dell’esperienze romantiche straniere in Italia. Insomma quanto basta per essere un maestro.